Non guardiamo solo il seme nocivo, ma osserviamo il terreno in cui cresce

Non guardiamo solo il seme nocivo, ma osserviamo il terreno in cui cresce

cs-notizia-siddhartha-big
Non guardiamo solo il seme nocivo, ma osserviamo il terreno in cui cresce
L’innovativo approccio del Premio Pulitzer Siddartha Mukherjee per migliorare la comprensione del cancro, “L’Imperatore del male”, illustrato durante la conferenza online organizzata da Amgen’s Global Research
Siddartha Mukherjee è l'autore dell’Imperatore del male, una "biografia" del cancro premiata con il Pulitzer nel 2011. È uno scienziato, un medico e anche un imprenditore, da sempre impegnato nello studio della patogenesi tumorale e nella definizione di nuovi paradigmi terapeutici per il trattamento del cancro.
Durante una recente conferenza online organizzata da Amgen's Global Research ha illustrato, servendosi di una metafora piuttosto inedita e stimolante, nuovi approcci terapeutici incentrati sulla biologia cellulare: “le cellule tumorali sono semi nocivi, che crescono in mezzo ad altri semi sani. Da sempre siamo concentrati sul seme, ma perché non spostare l’attenzione sul terreno di coltura?”.
Uno dei nuovi percorsi terapeutici prevede infatti di agire sulle cellule sane eliminandone determinati antigeni, non strettamente essenziali, per far risaltare le cellule tumorali e poterle trattare efficacemente senza intaccare le altre.
Nei pazienti affetti da LMA (leucemia mieloide acuta), destinati comunque a un trapianto allogenico di cellule staminali, sarebbe possibile trapiantare cellule in cui è stato eliminato l’antigene CD33 grazie al CRISPR. Queste evolverebbero in cellule immunitarie normali e pienamente funzionanti, che non rischierebbero più di essere danneggiate dalle terapie antitumorali che prendono di mira il CD33C.
L’altro innovativo approccio proposto da Mukherjee è mutuato dalle terapie antimicrobiche: attraverso una biopsia prelevata da un paziente affetto da un cancro difficile da trattare, “coltivare” gli organoidi delle cellule tumorali per individuare il trattamento più efficace per quelle specifiche cellule. In parole semplici, secondo la definizione dello stesso autore, “chiedere al tumore stesso quali farmaci lo ucciderebbero”.
Durante la conferenza, il medico statunitense ha inoltre descritto altri due potenziali nuovi paradigmi di trattamento: uno focalizzato sull’alterazione dell'ambiente immunitario del paziente, e un altro che regola il metabolismo per mitigare i potenziali effetti collaterali che limitano l’efficacia di una promettente classe di farmaci antitumorali.
Al termine del suo intervento, decisamente ricco di spunti su cui riflettere, Mukherjee si è dichiarato profondamente gratificato dal fatto che le sue idee abbiano ispirato nuove sperimentazioni cliniche e contribuito a orientare la ricerca di aziende farmaceutiche e biotecnologiche. “Creare e sviluppare nuovi trattamenti e farmaci è una delle cose più belle e importanti che un essere umano può fare”.
 

news